(Munitevi d’ironia, a scanso d’equivoci)
Il docente non lavora, esce di casa per quelle 3 o 4 ore al giorno, poi rientra all’ora di pranzo, si spara una bella pennica e guarda la tv tutto il pomeriggio. Il docente vive di cultura, mangia cultura, beve cultura, non tocca cibo, i soldi non gli servono, può fare a meno di mangiare, di comprare libri, di andare in palestra, di mettere la benzina nella macchina, di andare a cena fuori o di viaggiare, il docente ruba lo stipendio perchè, così si dice, a scuola fa solo atto di presenza. Il docente è un rammollito, allentato, stravaccato sul sofà, il docente insegna aria, il docente è presuntuoso. Il docente sta sempre in vacanza, a Natale, a Pasqua, fa ponti anche dove non c’è spazio, si crogiola al sole dell’estate mentre gli altri sbuffano e bestemmiano tra sudate ed aria condizionata. Il docente è inutile alla società perchè non produce…
(ed ora si parla sul serio)
Il docente si alza la mattina presto come gli altri, rientra e lavora fino a tarda notte; il docente cura le menti delle nuove generazioni, cresce l’individuo, custodisce i saperi, il docente non lucra, ma non è fesso. Il docente, dopo aver corretto montagne di compiti, preparato lezioni e prove di verifica, passa le ore libere a studiare, a leggere, a capire il mondo, per poi ridonare quanto appreso. Il docente parla, spiega, illustra, soffre, gioisce e ascolta i ragazzi.
Il docente si è rotto le scatole degli analfabeti che misurano l’importanza delle cose solo per mezzo del denaro, il docente non è in vendita, il docente semplifica il complesso, il docente ne ha abbastanza di chi insulta la cultura, degli arrivisti, dei tronisti e delle vallette, degli splendidi. Il docente spiega l’uomo, mentre alla maggior parte dei suoi detrattori girerebbe la testa solo spiegando la strada ad un passante venuto da fuori.
Il docente forma le persone. Il docente bravo. Quello fannullone è uguale al commesso sgarbato, al burocrate assenteista, al commerciante disonesto, al medico menefreghista.
Il docente precario sissino è maledetto come il concorsista: in più di quest’ultimo ha dovuto sborsare fior di quattrini, studiare come un matto per due anni senza poter lavorare, superare un tremendo esame d’ammissione.
E’ la guerra dei poveri, e l’unica consolazione che rimane è quella di godere della cultura. Per il resto non c’è dialogo.
I genitori più rispettosi che ho conosciuto sono quelli che sanno cosa voglia dire lavorare, fare sacrifici, mandare avanti una famiglia con pochi spiccioli: il rispetto, in genere, non si regala così facilmente.
Il rispetto è valore assoluto e non tiene conto della busta paga.
Una società senza cultura ha già perso la sua sfida col futuro.
F.
Da quando esiste la scuola di massa e la società dei consumi, i professori han smesso di essere in prevalenza maschi, perché come ci ha ricordato Alberto Bertoni poeta critico professore universitario che fu professore di liceo il mestiere dell’insegnante ha rappresentato un’occasione per fare un lavoro dipendente con orari (fissi) da part time – lo stipendio infimo era ricompensato dal non dover assumere una tata, dall’avere mariti che guadagnavano il doppio di quelli attuali, dalla possibilità di dare ripetizioni assai prezzolate, ecc.
La nostra generazione e soprattutto noi sissini, Francesco, siamo i primi forse ad avere una coscienza “di classe” (bestemmiona in tempi di revisionismo ma è per capirsi) diversa da tutti i professori precedenti: noi dovremo lottare e duramente per un’organizzazione diversa del lavoro insegnante e una diversa retribuzione.
Se la questione interessa si potrebbe continuare a parlarne. Io avrei anche delle proposte. Altrimenti, son contento di aver letto il tuo post: se non me lo avesse girato Nati, però, non avrei saputo della sua esistenza… Ciò significa: avverti anche me di ciò che combini, ché abbiam interpretato sì o no il manifesto dadaista assieme?! Ricordi, io leggevo mentre tu suonavi il pianoforte e i nostri compari di NIE WIEM distribuivano poesie e frittell?
Amarcord