
Poco distante la voce
dalla fuga del bianco
e stridiamo per non comunicare,
siamo nel medesimo interiore
e rivolti nelle spalle.
Attendo una tua parola,
preparo la mia
e non arriva più la semplicità,
guardo le tue mani diventare veloci,
oltrepassare l’umido dei binari,
afferrare la mia colpa
dentro e ad ogni fermata;
sono trasparente eppure un poco viola,
mi riconosci dai silenzi,
quelli sono i miei,
come anche gli occhi sfumati
da estraneo.
Anche tu conosci e vivi l’assenza,
la pazienza, la rassegnazione,
comprendi la poesia sulle mie labbra,
ogni volta ne recito un verso
per potere continuare domani
nella stessa strada, nella stessa stazione,
a trovare il coraggio di non parlare.