
Lost in translation
assediato da meccaniche pallide è
il mio agosto. e vestito d’ignoto.
mi sveglia un’alba che è fuori dal tempo,
perché sono qui? e poi
te l’ho mai detto che non sarà mai come prima?
c’è giusto il tempo di una sveltina.
Settembre 11, 2009 di Francesco Accattoli

Lost in translation
assediato da meccaniche pallide è
il mio agosto. e vestito d’ignoto.
mi sveglia un’alba che è fuori dal tempo,
perché sono qui? e poi
te l’ho mai detto che non sarà mai come prima?
c’è giusto il tempo di una sveltina.
E’ assolutamente interessante questo lavoro sulla materia di Francesca Mannocchi, quasi di scalpello o di bulino, per togliere il superfluo, arrivare a gestire i meccanismi del reale, sino alla soprendente, disorientante chiusa. E poi il titolo: si tratta di astrattismo alla Rothko o c’è Sofia Coppola al suo fianco?
Grazie Francesco. Levigare parole per scartavertare dolori.
un abbraccio,
Francesca
ho letto con sorpresa i testi scritti in presa diretta su quello che ti stava accadendo…non è cosi semplice vivere, scrivendo ciò che accade con la stessa lucidità del pensare all’impossibile…come fosse un sogno inviolato…è uina bella scrittura la tua…buona giornata
grazie giorgio. se si capisce l’urgenza, ho trasmesso ciò che desideravo.