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Oggi martedì 6 novembre 2007 ci lascia Enzo Biagi. Poche righe, un doveroso e accorato omaggio alla più lucida e perseverante mente giornalistica degli ultimi 50 anni. Qualche anno fa Biagi, e con lui altri malcapitati intellettuali, furono allontanati dal loro pubblico televisivo, secondo, a mio modesto vedere, un semplice teorema molto caro ai Romani: divide et impera, dividi e governa.

La pars intelligens era stata tagliata fuori dal principale strumento di comunicazione di massa.

Ricordo con commozione il reintegro di Biagi in Rai: Fabio Fazio si collegò con casa Biagi, lo rivedemmo, lo ritrovammo, visibilmente provato da un ostracismo becero. A quel consueto e sereno broncio che aveva conquistato i cuori e le menti degli Italiani, nel suo viso ora si allargava un sorriso vero, la voce era quella di un liberato, emozionata, speranzosa, rigenerata. Ci commovemmo come bambini, io, Fazio, mia madre, un po’ tutti gli Italiani di sana e robusta costituzione (mentale).

Oggi ci ha lasciato, ne conservo l’indelebile esempio di onestà intellettuale, di lotta contro i fascismi, di studio delle pieghe della storia, di umanità.

Quando ero più piccolo ricordo che il suo viso, che appariva subito dopo il telegiornale delle 20, mi incuteva timore, quasi soggezione. Per essere onesti verso se stessi e verso gli altri, verso il proprio Paese e verso il proprio lavoro, non occorrono lustrini e ballerine. Nè tantomeno un sorriso affabulatore. L’ho capito ora che sono diventato grande.

 

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