S’interroga Alessandro Seri nel suo blog a proposito della possibile esistenza di una linea marchigiana nel campo della poesia. Mi sento di condividere per gran parte le sue idee, soprattutto laddove egli sottolinea il gran fermento che sta caratterizzando il panorama letterario delle Marche. Da Pesaro ad Ascoli Piceno, giovani poeti e poetesse si misurano quotidianamente con il resto d’Italia, attraverso le pagine delle riviste, cartacee e on line, attraverso la partecipazione a concorsi nazionali ed esteri, sui palchi degli slam poetry, riscuotendo innumerevoli attestati di stima. Oltre ai nomi giustamente citati da Alessandro, voglio, in questa sede, ricordarne anche altri, da anni al lavoro sui propri versi, rendendo ancora più ricco il dibattito culturale: mi riferisco alle anconetane Barbara Coacci e Natalia Paci, non menzionate direttamente da Seri perchè prive di riconoscimenti ufficiali di portata nazionale (o internazionale), ma ugualmente invitate a rappresentare il mondo poetico femminile marchigiano nel festival “La punta della lingua 2006”. Ed ancora, come non far riferimento ad Enrico Piergallini, anche lui premiato al Sandro Penna e al Minturnae, presente in varie riviste di portata nazionale e fine conoscitore della poesia contemporanea. Ed infine, un pensiero va anche a Davide Nota e ai ragazzi de “La Gru”, rivista interessante, attiva e intraprendente. Continua Alessandro Seri auspicandosi una maggiore collaborazione tra i vari interpreti della poesia, tra le varie zone delle Marche, a prescindere poi dagli stili di ognuno: “sta a noi ora dimostrare maturità poetica ed umana; disperdere un tale patrimonio, evitare le collaborazioni, far prevalere i personalismi e i pettegolezzi sarebbe un suicidio letterario”.

Nulla da eccepire, lasciarsi divorare dai personalismi e dai pettegolezzi sarebbe prima di tutto, e questo lo aggiungo io, un suicidio umano: esiste la relazione affettiva prima che quella letteraria, esiste il rispetto della persona prima che dello scrittore. Stilare una classifica dei poeti di serie A e di serie B sarebbe nocivo proprio in vista di quel clima di collaborazione possibile hic et nunc. Per questo motivo non mi sento di condividere quanti ritengono che i poeti e le poetesse si giudichino solo ed esclusivamente in base alla quantità di premi letterari vinti, di apparizioni in riviste e di saggi critici sul loro conto: stiamo parlando di letteratura, terreno per antonomasia dove confluiscono sì tecnica e talento, ma anche sensibilità e profondità. Ci sono eventi ed incontri che determinano una maggiore visibilità, è vero, ma sono occasioni che non devono permettere una divisione in caste, soprattutto, a mio avviso, per quei colleghi che sono ancora in fase di crescita e che hanno davanti a sé di sicuro un futuro promettente. Mi piacerebbe riparlarne quando certe posizioni si saranno definitivamente consolidate. Ora è troppo prematuro.

Mi permetto allora di offrire una ricetta per incentivare ancora di più quella collaborazione citata da Alessandro Seri. Ricordo che qualche anno fa il gruppo maceratese delle “Pupille Ardenti” e quello anconetano di Niewiem s’incontravano spesso in occasione di laboratori di poesia, un momento stimolante, di crescita e di confronto: perchè non ripristinare eventi del genere, chiamando a raccolta quanti da anni si stanno misurando con lo scrivere versi nelle Marche? Che siano anche incontri informali, senza il bisogno di allestire festival, readings e presentazioni, così da evitare il problema delle spese di organizzazione.

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