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Sono di nuovo a Barcellona, entro nella libreria “La Central” del Raval, chiedo dello scaffale della poesia, voglio cercare un’opera antologica di Joan Augustin Goytisolo e magari qualche edizione critica su Jaime Gil de Biedma. Credo, penso, ritengo che non sarà difficile, visto che entrambi sono legati alla città e che entrambi sono considerati i massimi esponenti della poesia del Dopoguerra. La solerte e attempata commessa mi indica la strada, giro, giro, seguo il corridoio fin quasi all’uscita: c’è un piccolo scaffale, in veritá, dove si ammucchiano le poesie in castellano da tutto il mondo (considerate che in castellano scrivono anche i sudamericani…); al lato, non molto più grande, lo scaffale della saggistica. Tristezza. Per lo meno peró trovo quello che cerco. Non mi do per vinto, ed entro ne “La Casa del Libro”, altra libreria rinomata a Barcellona, sita nel Passeig de Gracia, ovvero il centro che più centro non si può. Anche lì una commessa attenta ed attempata mi indica la strada per lo scaffale della poesia, precisando, pensate un po`, di domandare al ragazzo addetto alla zona: come quando ci si ferma per domandare una direzione, un indirizzo, per chiedere un’informazione ad uno del luogo e questi risponde di proseguire e poi di chiedere un po’ più avanti per avere notizie più precise. Lo sconforto è alto. Lo trovo da me, lo scaffale. Lo spettacolo rimane sempre lo stesso, un misero spazio vicino alla porta di uscita. Questa volta non c’era neanche la saggistica (probabilemente riposta in altro loco).

Sono rientrato a casa deluso, amargado, come si dice qui. Certi spettacoli credevo fossero solo italiani, e invece la poesia non ha più un valore materico, nel senso della produzione di oggetti chiamati libri. In una città cosmopolita come Barcellona, credevo di ritrovare quelle tracce, da noi ormai perdute, dell’importanza della poesia nel panorama culturale europeo. La Spagna, che è avanti a noi anni luce, credevo fosse più clemente nei confronti dello scrivere in versi. La Spagna di Machado, Espriu, Ferrater, Goytisolo, Gil de Biedma, per non citare il solito Lorca.

Nulla. Anche qui la solita disposizione disperata, tanto per concedere a qualche mentecatto di comprarsi, ogni tanto, un libro di poesia.

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