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Giovedì ho impegnato il mio giorno libero con un viaggetto a Roma, alla volta della mostra monografica su Paul Gauguin, in scena al Complesso del Vittoriano fino alla prossima settimana. Fremevo, mi ero preparato già a cadere preda della sindrome di Stendhal. Da mesi sentivo parlare di questa mostra, pubblicizzata e osannata a destra e a manca. M’ero sottoposto ad una levataccia, la stessa di tutte le mattina, per carità, ma diamine, quello era il mio giorno libero, potevo poltrire quanto mi pareva e mi piaceva. Eppure mi sono alzato dal letto con lo zelo di un cadetto (la rima è stata involontaria…ndr), ho sopportato le quattro ore di treno, nelle splendide carrozze vintage di Trenitalia, ho attraversato paesi e paesi e stazioni e stazioni: col Regionale è una sorta di supplizio tantalico. Finalmente arrivo, metropolitana fino a Colosseo, via dei Fori Imperiali (che merita sempre), e subito dentro la mostra. Il cuore mi batteva, l’occhio già spaziava alla ricerca di un quadro che conoscessi. A dire il vero, di Gauguin, ne conosco tanti, complice quel bellissimo corso monografico allestito per noi studenti di storia dell’arte contemporanea dalla straordinaria professoressa Pallottino. Ero lì, dicevo, attento a non perdermi nulla. Passo la prima stanza, robbetta. Arrivo nella seconda, e poi nella terza, sempre robbetta, se non fosse per “Bonjour Monsieur Gauguin” e poco più. Ho già superato il periodo bretone, quello ad Arles, quello di Pont Aven, nulla che valga la pena. Poi lo stanzone principale, qualche quadretto tahitiano, molte zincografie, xilografie, il diario Noa Noa che sfoglia multimediale. Dove sono le donne sulla spiaggia? Dove sono i colori delle Isole Marchesi? Scendo una rampetta e arrivo all’ultima stanza, quella dedicata agli ultimi anni e all’ultimo viaggio: dove sono le donne sulla spiaggia????? Nulla, tre quadretti in croce, salvo due splendidi autoritratti. Non ci sono le ondine, non Manau Tupapau, non c’è Nave Nave Moe, non c’è Quando Ti Sposi?, non c’è una beata minchia!

Oddio, continuerà in un’altra stanza, penso basito tra me e me, sì, c’è un corridoietto, ci deve essere un’altra stanza! Svolto l’angolo, trovo il negozietto per lo shopping. Sono entrato alle ore 12:45, sono uscito alle 13.30. Mai mostra così veloce, quasi una sveltina, ma senza piacere.

Qualche anno fa a Brescia avevo visitato quella intitolata “Van Gogh/Gauguin”, e fu un trionfo, un trionfo!! Avevo resistito in coda, seppure in un giorno feriale, per 3 ore, in un vicoletto con il gelo e la neve ed un vento bastardo che feriva. Eppure, ricordo, quando entrai nella sala tahitiana, oddio, quasi svenivo.

Caro Complesso del Vittoriano, questa è la seconda fregatura che mi dai, dopo quella di Cezanne (altra bufala clamorosa). Non è che cominci a prenderci gusto?

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