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Avevo appena terminato di leggere l’intensissimo post lasciato da Alessandro Seri in La Poesia e Lo Spirito, quando ho avuto la brillante idea di consultare la pagina web del Corriere della Sera per tenermi aggiornato sull’andamento della questione relativa alla prossima turnata elettorale. Si andrà a votare con ogni probabilità il 13 e il 14 aprile. Ho fatto due più due, nel senso che ho messo in relazione l’invito di Alessandro ad un maggior impegno civile della poesia e dei poeti con lo scenario che si presenterà agli Italiani nelle prossime settimane. E allora: da una parte ci sarà la CdL, oramai la conosciamo, ma dall’altra? Solo il Pd? Il Partito Democratico? La nuova realtà della politica italiana? Nuova? Leggete i nomi. Dicono, loro, che correranno da soli, senza il fardello della sinistra, quella dei comunisti, dei veteromarxisti, come hanno sottolineato più volte alcuni testate e telegiornali. Per fortuna che gli altri, quelli del Pd, hanno avuto la brillante idea di togliere quella “s”, che nei Ds, e ancor prima nel Pds, significava “di sinistra”. Ora rimane solo la “d”, che sta per “democratico”, ma che in realtà non significa nulla. Siamo o non siamo in Paese a regime democratico? Amiamo o no la democrazia? E’ cosa scontata il definirsi “democratico” per un partito. Quello che invece mi preme è sapere quanta voglia di sinistra c’è nel Paese. Quanta voglia c’è di ristabilire un contatto con certe idee, e non ideologie, giacchè, si dice, il comunismo è morto e sepolto.

Ripenso alle parole di Alessandro, alla domanda che onestamente ci ha posto, a noi artisti, e penso alla situazione che vivremo tutti, di sinistra e non, dopo le elezioni. Brivido lungo la schiena. Ci si lamenta spesso che le nuove generazioni non abbiano più ideali, o meglio, non ne abbiamo come i loro genitori, che gli intellettuali stiano chiusi nelle loro stanze, in pantofole e vestaglia, e non escano più per strada a suggerire una direzione. Eppure quale stimolo, quale golosità intellettuale e politica viene offerta oggi ai giovani (e anche a quelli che non lo sono più)?

Gli stessi di sempre che si cambiano d’abito? Una volta, quando ero piccolo, c’era una miriade di partiti. Qualche anno più tardi, ricordo che un giorno, mentre svolgevo la funzione di scrutatore, si cercava con i colleghi di risalire agli antenati dei nuovi partiti, di associare lo sfocato presente al nitido passato. Uscirono fuori nomi e sigle ormai dimenticate, e si commentava come almeno, una volta, al di là dei macropartiti tuttofagi, ci fossero degli spazi per chi aveva delle ideologie. Ora, che ideologia ha di particolare il PD? E’ una domanda legittima, per nulla polemica.

L’alternativa, per chi è di sinistra, è la cosiddetta Cosa Rossa (mammamia quant’è brutto sto nome, preferisco la Sinistra e l’Arcobaleno), con Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani e Sinistra Democratica.

Aspetto con ansia che ci facciano sapere cosa vogliono, cosa farebbero per il Paese (il condizionale è assolutamente d’obbligo), quali sono le peculiarità che li distinguono dal neopartito veltroniano.

Premesso ciò, mi sia concesso  un passo indietro sul tema dell’impegno. Poche parole, solo per ringraziare Alessandro Seri di aver riproposto un tema a me molto caro, sul quale sto riflettendo già da tempo (le poesie in “Un tramonto sommario” ne fanno fede): voltare la faccia dall’altra parte, esordire con il solito “e vabbè, ma tanto che ci possiamo fare?” è una sconfitta intellettuale, prima di tutto. Abbiamo studiato, siamo divoratori di libri, alcuni sono guide carismatiche, altri restano più in disparte per timidezza, ma comunqe sia, siamo tutti essere più che pensanti. E allora: come si fa a fregarsene del presente, dell’hic et nunc, con una società che produce solo beni deperibili, e non più idee. A no, scusate, le idee ci sono, ma purtroppo sono quelle che riguardano il design, lo style, il fashion. Bella fregatura. Eppure ogni giorno secondo l’Unicef muoiono per fame 13.000 bambini. Eppure noi in Italia abbiamo il più alto tasso di morti sul lavoro (e dagli a chiamarle morti bianche. Cos’è? Fa meno brutto?) d’Europa. Eppure i nostri stipendi sono fermi allo sbarco di Garibaldi con i Mille, mentre i prezzi lievitano meglio d’una pagnotta. Eppure gli operatori della cultura, e cioè insegnanti, intellettuali ed artisti, vanno spizzicando qua e là briciole di compensi.

Ieri parlavo con Federica Amichetti, pittrice dal talento cristallino, e mi confessava di voler prendere contatti con le gallerie d’arte di tutta Europa, soprattutto con quelle tedesche, perchè, e lì abbiamo sorriso amaro entrambi, in Germania c’è un’attenzione ed un rispetto per la cultura e per l’arte, che noi ce la sogniamo.

Ma tanto, alla fine, anche quest’anno si andrà in vacanza alle Maldive, con un bel pacchetto “tutto incluso”, pagabile con comode rate mensili.

Sapete qual’è la parola che ricorre maggiormente nelle pubblicità? Facile.

 

 

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