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Quando apro la posta elettronica e sbatto il muso tra le mail arrivate e vedo un piccolo punto esclamativo rosso ai margini, so che mi ha scritto Alessio, e corro a leggere le sue parole.

Ho avuto il privilegio di conoscere Alessio Alessandrini, giovane poeta ed insegnante di Ascoli Piceno, quest’anno, alla premiazione di “Poeti di Strada 2007”. E come sempre succede, una tavola imbandita di un ristorante favorisce la comunicazione gioviale. Così, seduti allo stesso tavolo, ci siamo messi a chiacchierare, di tutto un po’, dell’Università di Macerata, della SSIS, del mondo della scuola, della poesia marchigiana. Feeling, punto e basta. Ho già ospitato in questo blog i pensieri di Alessio, perchè lo ritengo innanzitutto un poeta straordinario (e chi mi conosce sa perfettamente che sono molto parco nei complimenti), perchè ha una mente brillante e soprattutto è sincero, intellettualmente onesto, senza ipocrisie di facciata. E poi è diplomatico ed equilibrato, lo è molto più di me, che combino sempre grandi casini relazionali!

Alessio ha vinto il premio “Opera Prima 2007” di Lietocolle, con un libro dal titolo “La Vasca”, Giampiero Neri ha accompagnato la sua opera con un pensiero molto interessante: se volete leggere alcune sue liriche cliccate qui.

Aspetto con ansia di leggere il suo libro, le liriche che ho potuto assaporare sino ad ora mi danno la certezza che sarà un incontro molto piacevole.

Come la poesia che l’altro giorno mi ha spedito per mail: genealogie contemporanee.

Non so quante volte l’ho letta, e non mi va di mettermi a commentarla, come si faceva a scuola (e come faccio a scuola…). Ve la riporto, così che anche voi, cari lettori, possiate godere del piacere che questi versi sanno donare.

GENEALOGIE CONTEMPORANEE

 

Le autostrade agonizzanti di gialli fari,

con le sagome al buio malcelate,

nebulizzate particelle sui vetri,

sottoboschi di foglie incartapecorite

si gettano bendate sul lunotto

anteriore e il brumaio dei neri passanti

insaccati nel gelido alogeno delle piazze

con plastificate presunzioni e

conferme di avanzi.

 

Oggi alla conferenza Ezio

ha dichiarato con autorevolezza che

È davvero morto il padre.

 

Il mio lo è

da tempo con le nodose rughe spalmate

sul viso e radi verbosi silenzi.

Io come molti presumo di essere ancora

vivo, almeno per  poco, io e il mio

progetto genitoriale in archivio,

sepolto, in letargo, nelle tane.

 

Valentino intanto soffia poesie bellissime,

ho deciso di dirglielo, anche se

forse lui è uno tra i tanti sepolti,

come il figlio mio non nato,  e

il padre di cui parlava Ezio,

o il mio, disarcionato,

l’inverno affilato dietro i passanti,

nelle vite abbondanti, intascato

nelle piazze ossidate, nelle auto,

nelle autostrade sanguinanti.

 

Le sagome intanto nei sottoboschi,

semivivi o semimorti,

celophanati a puntino

le abbiamo occultate.

 

Eppure io scrivo.

 

Forse è una lapide che scrivo.

 Alessio Alessandrini

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