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Eccomi qua, al termine del primo incontro del laboratorio di poesia organizzato presso il Liceo Classico “Vittorio Emanuele II” di Jesi, nell’ambito del progetto “Poesia nelle Scuole” dell’Associazione Niewiem. Una mattinata uggiosa e chiassosa: fuori, una pioggia fastidiosa e monotona, dentro l’Istituto la cogestione. Ho atteso qualche minuto prima di vedere arrivare nell’aula deputata al laboratorio i primi alunni. Una sorpresa, tutti ragazzi! Varie le età, vari i corsi, alcuni del classico, altri delle scienze sociali, tutti piutttosto timidi e incuriositi. Che cos’è un poetry slam? Una domanda che si leggeva a chiare lettere nei loro sguardi. Ho rotto il ghiaccio cercando di spiegare loro in che cosa consistesse uno slam: la sua nascita. lo scopo, le curiosità. E poi finalmente la poesia.

Ho scelto per questo primo incontro un poeta del Novecento accessibile, non sapendo quale utenza mi sarei trovato di fronte: Sandro Penna. Per l’occasione ho pensato a tre liriche che ho sempre amato Il mare è tutto azzurro, Nuotatore e La festa verso l’imbrunire vado. I ragazzi hanno preso in mano le fotocopie, hanno sbirciato, ci siamo tuffati nella lettura. Le poesie di Sandro Penna hanno questo fascino: riescono ad arrivare subito al cuore, e poi bombardano la mente di dubbi, di possibili interpretazioni, di sicurezze e del loro contrario. Gli otto giovanotti si sono dimostrati attenti e stimolati dai versi penniani, le loro osservazioni sono state degne del migliore dei laboratori. Davvero bravi, nonostante nell’aula a fianco imperversasse il corso di latinoamericani, pieno zeppo di ragazze a ballare (e poi c’è ancora chi dice che la poesia è cosa da donne…), con l’insegnante-vocalist a suggerire col microfono i passi (e sopra e sotto, ndamo, forza!). Eppure noi, stoici fino alla fine, siamo rimasti a leggere e a parlarci e a gustare la magia della poesia.

La prima ora è scivolata via con grande soddisfazione e con grande naturalezza, sino a quando è giunto il momento di cimentarsi con lo scrivere versi! Ci siamo spostati da quell’aula per cercarne una più quieta che potesse offrirci maggiori opportunità di concentrazione. Ho consegnato fogli e penne, ho aperto un libro trovato sotto un banco, ho aperto a caso, proprio come faceva il buon Luigi Socci ai nostri laboratori ad Ancona tanti tanti anni fa, e ho beccato la prima parola della colonna di sinistra. Ho ripetuto l’operazione per quattro volte: bottega, luce, cosa, dormivano. Con queste quattro parole doveva nascere una poesia!

I ragazzi si sono gettati sul foglio, mordicchiando le penne, cancellando vigorosamente pensieri considerati poco importanti, giocando con le parole e con la versificazione. Tutti hanno voluto leggere il proprio lavoro al resto del gruppo, non ci sono state timidezze. I risultati sono stati tutti sinceri e soddisfacenti, con punte di soprendente ispirazione.

Bravi! Li ringrazio con tutto il cuore, l’esperienza è andata di gran lunga oltre la più rosea delle aspettative, e loro si sono divertiti da pazzi: avrebbero voluto continuare il laboratorio anche domani, non volevano smettere di leggere e scrivere poesia. Ho detto loro di portare pazienza, alla fine di aprile faremo un altro incontro di due ore. E intanto c’è chi mi ha promesso che mi porterà le poesie che verrà scrivendo in questi giorni.

A conclusione di questo post, riporto, con il loro permesso, le poesie composte durante il momento della scrittura creativa: leggetele, ne sarete soddisfatti, come lo sono stato io!

Ritornato dopo una dura giornata

in bottega

mi siedo sul letto

il sole è ormai tramontato.

Gli altri già dormivano

l’oscurità prende il sopravvento

sulla fioca luce della candela.

Dormo

vissuti dolcemente sogni di una

eterna notte

ora vivo e mi consolo.

Vivo.

Andrea

***

Nella bottega anche i raggi di luce dormivano

come una cosa

priva di senso.

Nicola

***

Era notte fonda;

in una bottega dalla luce soffusa

ogni cosa era immobile; dormivano tutti.

Giovanni

***

Nella bottega, dormivano raggi

di luce. Cosa avrebbero fatto da svegli?

Giacomo

***

Dormivano come la luce

che quella bottega emanava dalla finestra

e tutti non sapevano cosa stesse illuminando…

Vittorio

***

Era in una bottega…?

La luce flebile rossa filtrava

da una finestra come una lama

e vi dormivano all’interno giovani ragazzi

assuefatti da qualche cosa.

Lorenzo

***

Dormivano…?

Luce fredda nella bottega, quiete.

Ogni cosa è calma, occhi stanchi, spenti.

Tutto dorme, bruciano nel ghiaccio,

adesso è paura e paura, delirio,

con fatica sembrano alzarsi, a stento.

Andrea

***

Nella bottega stava

quella luce sonnambula, l’intelligenza,

il tutto, e quelle cose infernali

dormivano.

Lorenzo Maria

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