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Domani incontrerò per la seconda volta i ragazzi del Liceo di Jesi per un altro laboratorio di poesia. Il tabellino di marcia prevede che debba parlare della mia poesia. Sono così ritornato a dare un’occhiata ai versi che composi quand’ero ancora adolescente, raccolti in un libello dal titolo “Il Guardiano dell’Infinito”.

La lettura di quelle poesie ha certamente rivelato una certa distanza da ciò che scrivo ora, ci mancherebbe, però non posso dire di esserne rimasto deluso. Ci sono alcuni componimenti che mi hanno fatto nuovamente vibrare. Ve li riporto.


“Calda tempesta di mezza estate”

Salgono le onde
rimescolando piano
il volto corrucciato
della scogliera.

Lenta la risacca
si piega al bubbolio
di una calda tempesta
di mezza estate.

Mentre serena fuma
la pipa tra le labbra
salate di un pescatore
alla luna assopito.

“Senza volto”
Chiudo gli occhi
nella luce
adulante
del notturno
che finisce
all’istante;
e rimango
senza volto.

“Ogni istante ti uccido il passo”
Ogni istante
ti uccido il passo
distante dal decorso
intramontabile del cuore;
e dono giorni
ai miei giorni
rifiutando il gaudio
delle notti di settembre.

“Goccia dopo goccia”
Goccia dopo goccia
una goccia
pendula
flebula
di lacrima
essenza
densa
che pensa
che pensa…

“Sole in inverno”
Pioggia leggera
e sorridono gli stolti
tra nuvole immature
e dolci apatie.
Sole in inverno,
è solo inverno.

“Nero”
Nero
orfano di bianco
perchè possa creare
attenzione.
Viso stanco; viso sereno;
mano vuota da colmare,
mi siedo
e poi scompare
l’arcobaleno.

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