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Ah, che bella sensazione. Il mio professore di Letteratura Latina all’Università di Macerata, il mio mentore, il mio modello di docente, il prof. Giuseppe Broccia (da troppi temuto ed osteggiato), ricordo che un giorno ci disse che la classe perfetta è composta da cinque persone e il luogo perfetto per fare lezione un ripostiglio.

Oggi eravamo in cinque me compreso, e la cosa ha prodotto significativi risultati, come poi potrete notare. Come voleva il ruolino di marcia di “Poesia di Classe”, oggi m’è toccato di parlare della mia poesia, dei miei esordi, delle mie pubblicazioni.

I ragazzi hanno ascoltato il mio racconto di vita, più che altro, perchè necessariamente la poesia s’interseca con la vita. Abbiamo letto da “Come acqua che riposa…” (ne ho regalato a ciascuno una copia) e da “Un tramonto sommario”. Poi inevitabilmente la discussione s’è allargata all’arte, alla meditazione, alla musica, agli effetti delle sostanze stupefacenti sulla creazione artistica. E poi ancora: ma prof, Leopardi era uno che non stava bene o era solo uno sfigato? Fantastico!

M’aspettavo qualche persona in più, così mi avevano detto alcuni studenti spuntati all’improvviso dopo la splendida esperienza del primo laboratorio. Ma come ho già detto, il prof. Broccia è il mio punto di riferimento. I giovanotti ad un certo punto hanno cominciato a scalpitare, volevano fortissimamente mettersi a scrivere.

Per questo laboratorio avevo preparato un esercizio di scrittura creativa che già avevo sperimentato ai tempi di Nie Wiem. Ricordo che allora facemmo un laboratorio a casa di Luigi Socci: ad un certo punto, a mo’ di motivo ispiratore, uscì fuori l’immagine di un ideogramma. Tutti scrivemmo e scrivemmo bene, sulla scorta della suggestione che quelle linee, per noi incomprensibili, ci offrivano.

Ho ripetuto l’esperimento, prendendo da internet un ideogramma che mi piacesse, senza star a badare al suo significato. I ragazzi lì per lì si sono sentiti smarriti, poi hanno ben compreso che cosa volessi che facessero. Vi riporto l’ideogramma e le loro poesie. Davvero un’ottima classe.

Strade aggrovigliate

di un freddo deserto

di notte

affollate di gente

Vittorio

***

Fiamme su di un tetto

il calore m’accarezza il petto

acqua su lapilli fumanti

pioggia sui diamanti

fulmini su ciò che resta dei rami

uomini alla deriva dei mari

soffio su ciò che è rimasto

Lorenzo B.

***

“Ciò che è rimasto”

Tempesta di idee,

fermo l’orizzonte riflette,

buio lo sguardo che oltrepassa.

Lancette volano in fretta,

riflessi stanchi,

in bocca alla morte.

Titani che ridono,

divorando il tempo,

il tempo che rimane,

e tristi piangono

ciò che è rimasto.

Andrea

***

Campi elisi

intrisi di un popolare misticismo,

aspra stanchezza?

Unica,

tradizionale rigidità,

morbida armonia,

lascia il solco

un’incredibile compostezza,

sinfonia a tratti;

scandito è il tempo

da uno schizofrenico sdoppiamento.

Lorenzo Maria M.

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