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Con questo post intendo offrire un paio di chiarimenti doverosi per alcune parole che ho scritto in precedenza in “Chi c’è e chi non c’è stato mai – L’onda marchigiana”.

In quell’articolo dissi che l’essere entrato nell’antologia dei poeti marchigiani curata da Massimo Gezzi ed Adelelmo Ruggeri era stata probabilmente una pura casualità.

Un caro amico mi ha fatto notare che quelle parole potevano rivelare una sorta di ingratitudine nei confronti di Massimo Gezzi.

Mi sento allora nel cuore la volontà di scusarmi se tali parole abbiano prodotto realmente una simile reazione in una persona a me cara e che stimo moltissimo come Massimo Gezzi.

Il mio era semplicemente un riferimento – di certo mi sono espresso male – al fatto che essendo molto più letto e riconosciuto fuori regione che non nelle Marche, unitamente alla occasionalità con la quale il mio nome era giunto alle orecchie di Massimo, in verità assieme a diversi altri nomi di giovani poeti marchigiani, l’essere inserito nell’antologia costituiva un caso, una casualità appunto. Non intendevo assolutamente rinnegare il lavoro prezioso fatto da Massimo Gezzi, al quale al contrario devo tutta la mia gratitudine per avermi inserito nel volume, in un momento per altro in cui il mio nome nelle Marche non è affatto conosciuto.

A Massimo vanno i miei migliori ringraziamenti e la mia totale stima, sia come poeta e critico, ma soprattutto come persona affabile e pronta al dialogo.

A ciò vorrei aggiungere un altro breve riferimento al sopracitato articolo per quanto riguarda i modi dello scrivere, ai presunti giudizi sgradevoli nei confronti dei giovani poeti marchigiani.

Essendo una questione che mi tocca nel profondo e mi provoca dispiacere, vorrei rassicurare quanti mi hanno tacciato di essere un ingrato maleducato: con Franca Mancinelli, che stimo e leggo molto volentieri, ci conosciamo dai tempi della piacevolissima serata condotta da Alessandro Seri a Macerata, con Enrico Piergallini c’è un’amicizia che risale dai tempi del Premio Minturnae, cioè sei anni fa, ed è grazie a lui che oggi sono un prof, con Massimo Gezzi c’è stata subito molta cordialità, ho sempre partecipato alle sue letture in quel di Ancona, Loris Ferri qualche giorno fa mi ha scritto facendomi dono – davvero molto gradito – di alcune sue poesie perchè le leggessi, con Alessio Alessandrini esiste un carteggio costante ed un affetto che cresce di giorno in giorno, con Luigi Socci mi sento sempre con grande gioia perchè sa regalarmi  parole preziose ed è uno dei poeti che stimo più di tutti tanto da proporlo anche ai miei studenti, con Alessandro Seri non ho mai smesso di dialogare, di domandare consigli, di confrontarmi.

Insomma, a quali giovani poeti marchigiani avrei dovuto mancare di rispetto?

E’ una fase nuova per me quella che sto vivendo, sto ricercando seriamente quella che Orazio chiamava aurea mediocritas, l’equilibrio dorato, cercando di tenermi lontano da situazioni sgradevoli, quelle che ti fanno rosicare e contorcere il fegato.

Sono fortunato, lo ammetto, ho amici con i quali posso prescindere dalle logiche dell’appparire, con i quali posso parlare invece di costruire discorsi ad arte per essere accettato o pubblicato o invitato.

Sono stato fuori per lavoro un anno e mezzo, stavo a Barcellona, mi ero riappropriato di nuovo della mia poesia ed è nato “Un tramonto sommario”, mi ero disintossicato. Poi ci sono ricaduto, una volta rientrato, sono ricaduto nella logica dei comportamenti interessati, delle aspettative, delle cocenti delusioni.

E’ un veleno che non voglio nella mia vita, è un veleno che sto cercando di espellere.

E intanto oggi è uscita una miniantologia di poesie in LPELS, sarò felice se qualcuno lascerà un commento, positivo o negativo che sia, basta la sincerità. E’ fondamentale per crescere.

Un caro saluto ai poeti marchigiani che mi sono stati vicini, in un modo o nell’altro, in questi anni.

F.

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