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Leggendo Rilke

Ancora un’altra eco giunge
dalle macchine operaie e dagli aghi
del pino, stordito da vento
mischiato a pioggia.
Il freddo che mastica
i miei calcagni, nella rigidezza
della lettura, è l’unica emozione
che mi concedo,
prima di scrivere ad un compagno
poeta che siamo santi
nell’ispirazione, e nudi
e malandati e bastonati
dagli amori che frequentano
questi mesi di appena primavera.

E sta come un merlo
dal becco giallo,
il mio cuore, sopra il legno
di un baobab.

21 marzo 2008

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