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Sonetto appena appena

Che noia sgualcita la parola d’amore,
pietra di pomice vittima del temporale,
nuda vertigine, comica illusione
da lato a lato del proprio io maestro.

Eppure continua il mondo,
la sua peste è la risoluzione,
guscio di canfora che mantiene
intatte le divise rammendate.

Eppure se potessero i marinai
fare la rivoluzione delle reti,
pensare al mare dal davanzale

tra i gerani e le mogli poderose
vedrei dal vetro l’apparire di un sole
per ogni tenerezza scagliata sul fondale.

14 luglio 2008

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