Tag

, , ,

Ci sono persone che trovano l’amore sotto casa, vicino casa, di fianco casa, comunque vicino vicino.  E ritengono che sia credibile, o normale. Nei piccoli centri, nei villaggetti, nelle frazioni, generazioni di sposi e spose si sono incontrati come per magia ad un tiro di schioppo. Un che di miracoloso, direi. Al contrario, io ho sempre avuto notevoli difficoltà ad innamorarmi della compaesana, finanche della compatriota. Ho sempre gettato lo sguardo oltre –  in questo, col proposito di esorcizzare il limite leopardiano all’occhio umano – trovando naturale, e assai gratificante, assaporare lingue ed usanze nuove, differenti. Se ancora esistessero le dogane, quell’omino alla sbarra di passaggio sarebbe un amico da coltivare. Per ogni parola d’amore da portare oltre confine.

Ad Alessandra

Alla luce che va, piano piano
sgomitando con la pioggia, prendo
un poco di memoria – infame diacronia –
per farne un luogo di passione.

Già sono due le spose andate all’altare
di qua dalla storia mia, e vorrei che avesse
torto quel crudele proverbio popolare,
che ti condanna al mio ultimo errore.

Sputo a terra come gesto ancestrale,
scaccio il malocchio, la superstizione,
la nudità dell’essere che muore di ora
in ora, quando i muscoli e le ragioni

fanno poca differenza. Eppure
alla distanza ancora credo, come oppio
che seduce, come mantice che sbuffa
un tango di laguna. Non c’è amore, ti dico,

a portata di balcone o nella botteguccia
dove si fa il pane. Così mi sei migliore
se ti penso con altre parole, se ti chiamo
dal confine. I miei ossequi, signor doganiere.

18 luglio 2008

Annunci