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Per queste strade non c’è passante,
nessun vecchiaccio, nessun demente
di paese; nessun amico a cui pensare.
Somigliano a una risaia questi
intrugli di corridoi; il piede è fermo,
è un punto solo, ed ha paura.

Eppure ecco, tra i muri passa
un suono, il ridicolo volgare
di quel mondo che si fa
col cambio di canale; lo sgomento
fisso come un cero, la cui fiamma
non la smette di pregare, o morte,
o miglior vita, e l’eco si fa chiara
sillaba e poi balbuzie, e così assomiglia
a quell’uscita che non si trova
se non arriva infine il sonno
se non imbruna. Così si dorme
e spira tra le ossa cave un lume
asciutto, una presa di calore,
bastevole ad una piega della tenda
a farsi mano ed indicare
ciò che a tastoni
sembrava ormai altrove.

14 ottobre 2008

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