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pranzo-solitario

Dunque hai bisogno di chiedermi
se questa vita sia reale,
se il muro accanto al rosmarino,
gli sterpi nudi nelle siepi dell’alloro,
siano pitture da fondale.

Ti tradisce la parlata
biascicata, la puerile antipatia
per le folle, per le tanto amate
sigarette. Non diciamo fesserie,
la terra è piatta, e pure fredda,
come il mare di novembre,
come il marmo scorticato
di ogni nostro davanzale.

Ti siedi allora – dici –
aspetti il pranzo della festa partigiana,
togli l’audio al televisore,
preferisci il vuoto della casa vuota,
il vociare nella tromba delle scale.

Ed è una liberazione
saperti ancora intatto,
tradito solo dalla vista del cortile,
capace di resistere alla noia
del medesimo finale.

25 aprile 2009

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