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Il mio è un racconto che inizia il 22 febbraio per terminare stamane, a scuola, prima ora.

Lunedì, la creatura ha visto la luce, finalmente: cento poeti contro la minaccia costituzionale. E’ questo il sottotitolo a “Calpestare l’oblio”, ebook gratuito, libero, nelle idee e nella sostanza, forte, coraggioso, sferzante, ammaliante, deciso, puro.

Cento poeti per dire basta ai continui attacchi che provengono da una parte politica sempre meno rispettosa della carta costituzionale man mano che passa il tempo, sempre meno rispettosa di valori, educazioni, decenze a volte, ricordi e storia.

Davide Nota, giovane poeta ascolano, membro del gruppo “La Gru”, persona accogliente, intelligente e seria, ci ha chiamati perchè risvegliassimo in nostri versi, le nostre coscienze da un torpore ventennale a dir poco. Non la farò lunga, vi dico leggetelo, sfogliatelo virtualmente, fatelo girare, mandatelo ai vostri amici, consultatelo in classe con i vostri alunni, ci sono firme importantissime della nostra poesia contemporanea, la mia è appena uno scarabocchio da impiegatuccio.

Se lo volete per voi e per i vostri cari, cliccate qui e sarà vostro, senza ostacoli, divieti, riserve di alcun genere.

Martedì, il Congresso Provinciale della FLC-CGIL di Ancona. Manuela Carloni, la nostra straordinaria segretaria, mi ha voluto come delegato, a rappresentare il mondo del precariato, a sostenere la causa dei docenti usa e getta, ad arricchire la giornata con due mie poesie. Manuela ha voluto fortemente che la giornata, a cui era presente anche la segretaria nazionale della FLC Joelle Casa, iniziasse con “C’è nero e nero” e “A questa scuola hanno tolto le pareti”, lirica contenuta in “Calpestare l’0blio”.

La fisarmonica di Luigino Pallotta ha trasportato le mie semplici parole su note delicate e ammalianti, un modo importante per iniziare un congresso della CGIL.

Giornata di incontri, di re-incontri (ho rivisto e abbracciato il mio straordinario prof di storia dell’arte Claudio Baldassarri), di dibattiti e confronti, seri, accesi e pieni di voglia di crescere e dare un volto a questa lotta contro l’impoverimento della scuola, contro la barbarie culturale che sta annichilendo il senso dello stare nella società.

Siamo stati compagni di sindacato, io l’ho percepito chiaro, dai docenti della scuola d’infanzia ai ricercatori e ai docenti universitari. Con grande, grande impegno. Se volete leggere della nostra giornata al congresso, cliccate qui. Ora mi aspetta il Congresso Regionale, sarò ancora delegato, sarò ancora lì a rappresentare il precariato, chissà a leggere ancora le mie poesie.

Mercoledì, il ventennale della morte di Sandro Pertini. Per me che sono del ’77 è stato il presidente con le mani alzate al Santiago Bernabeu, finale dei mondiali di calcio dell’82, ma Pertini è stato molto di più per la sua nazione. Ieri sera – lo confesso – mi sono commosso quando al telegiornale è stato mandato il servizio in suo ricordo. Considero Pertini il miglior presidente della Repubblica che abbiamo avuto dalla nascita dell’Italia una e democratica, la miglior espressione del movimento partigiano, dell’etica partigiana, che non è solamente fazzoletto rosso e comunismo becero, ma è amore per la libertà innanzitutto, per sé e per i propri concittadini. Pertini ci ha insegnato cosa voglia dire impegnarsi, farlo con orgoglio, serietà, onestà per prima cosa e con garbo, preferendo il suo appartamentino al lusso e alla magnificenza delle stanze che spettano al presidente della Repubblica. Pertini con le mani sulla bara di Berlinguer, mi sono commosso, per fortuna c’è Youtube, lo mostrerò a mio figlio quando mi chiederà cos’è un partigiano, chi erano i veri socialisti, di certo non quelli contro cui, qualche anno più tardi, avrebbero tirato monetine.

Giovedì, stamattina. Dovevo spiegare gli Etruschi alla mia prima, la stessa con cui ho appena concluso un progetto su cittadinanza e Costituzione. Non ce l’ho fatta, ho raccontato loro, piccoli quattordicenni, chi fosse Pertini, chi fossero i partigiani, mi sono raccomandato affinchè non cadano nel solito tranello indecente, sporco e revisionista che nega ciò che siamo stati, che fonda la sua verità facendo leva sulla progressiva ignoranza della gente comune: i partigiani sono stati tutti quei nonni – ho detto loro – che hanno dato il loro contributo alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo, tutte quelle persone che hanno nascosto un ricercato, portato un messaggio, tutti quelli che hanno rischiato la loro vita e quella dei loro cari per aiutare i combattenti, e non si tratta di comunismo, si sta parlando del coraggio di essere liberi. E quello i fascisti di sicuro non lo conoscevano nè lo insegnavano. Abbiamo chiacchierato per mezzora – l’altra parte della lezione, ahimé, è toccata agli Etruschi – con pacatezza e semplicità, così come mio nonno mi raccontava della guerra, di quando era giovane e aveva un comando della SS dentro casa. Ho concluso invitandoli ad andare nella pagina di Wikipedia riguardante la Costituzione Italiana: in alto, prima di iniziare la trattazione, è stata riportata una citazione di Piero Calamandrei, semplicemente meravigliosa, emozionante e vera. E’ una dichiarazione di onestà, contro tutti quelli che si vergognano di dirlo, di dire che l’Italia l’hanno liberata i partigiani e tutti gli italiani, dai cattolici ai comunisti, che hanno detto basta al fascismo e alla violenza. Chi oggi – e ne conosco – si vergogna di leggere le parole di Calamandrei deve fare i conti con la propria coscienza, altrimenti non può insegnare nulla a nessuno. L’impegno, ne sono convinto, ci salverà.

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