Tag

, , , , , , , ,

Io il mio 25 aprile l’ho festeggiato con due giorni d’anticipo, venerdì sera,  al Teatro Socjale di Piangipane.

Mi ero sentito con Davide Nota, si presentava la raccolta “Calpestare l’Oblio” nel ravennate, è stato un piacere essere del gruppo.  Mia madre è di quelle parti, ho passato le mie estati di bambino in Romagna, a Lavezzola, a pochi chilometri da dove avrei dovuto portare la mia testimonianza e leggere le mie poesie.

Il viaggio è stato allucinante, tra pioggia e code in autostrada, ma avere al mio fianco Elena e sapere di dover vivere un’esperienza del genere ha fatto passare in secondo piano tutto quanto. Siamo arrivati a Piangipane intorno alle 21, a pochissimi minuti dall’inizio della serata. Il Teatro Socjale di Piangipane è un luogo incantevole, vale la pena visitarlo. Di gente ce n’era già molta, temevo che tra la pioggia e l’impopolarità di cui nei nostri tempi gode la poesia il teatro fosse semivuoto. Ma i romagnoli hanno un’altra marcia, un’altra disposizione alla cultura, al dialogo, alla partecipazione.

Saluti frettolosi, ciao Davide, ciao Matteo (Fantuzzi, ndr), e poi il grande onore di conoscere di persona il vicedirettore dell’Unità Pietro Spataro, e poi ancora l’altro curatore dell’antologia Fabio Orecchini.

Siamo saliti sul palco, accompagnati da due bravissime violiniste, la serata è scivolata via tranquillamente, senza inciampi, abbiamo parlato a turno della nostra esperienza di poeti contro la minaccia incostituzionale, di esseri umani e di cittadini alle prese con una deriva civile e culturale a dir poco agghiacciante. Pietro ci ha ricordato i fatti del Comune di Adro, oggetto la sera prima della trasmissione di Santoro, e della violenza di certi atteggiamenti, della lite Fini-Berlusconi, dell’incapacità nel nostro Paese di accettare/ascoltare critiche. Di Fabio Orecchini ricordo soprattutto un pensiero che mi ha accompagnato sino a casa: perchè il luogo di maggior incontro per gli italiani deve essere un centro commerciale, magari il sabato pomeriggio, e non invece una piazza, luogo storicamente assai più idoneo? Già, perchè?

Io ho parlato della scuola, dell’impoverimento culturale e civile che Gelmini&Co stanno proponendo con riforme sempre più avvilenti e del fatto che a scuola certe parole non debbano essere pronunciate (e non mi riferisco a parolacce e bestemmie). Poi ho letto “A questa scuola hanno tolto le finestre” e “10 e 25”.

Alla fine applausi per tutti.  A seguire, gli interventi dal pubblico. L’inaspettato, l’inponderabile. Un signore coi capelli bianchi, del ’43 ci ha detto, s’è avvicinato al palco, ha preso il microfono e ci ha semplicemente regalato un racconto illuminante sull’Italia, dal Fascismo alla Resistenza al Dopoguerra. Ci ha parlato delle famiglie ravennati che dopo la guerra del ’15-’18 hanno ospitato i bimbi austriaci (!!!) perchè loro stavano peggio di noi, e come abbiano fatto lo stesso con le famiglie del meridione nel Dopoguerra. Ci ha raccontato della lotta partigiana e della bruttezza del Fascismo che ha tolto all’uomo la capacità di esprimere le sue idee e la sua libertà, il crimine – ha sottolineato – più grande che si possa fare contro un essere umano. E poi la frase più bella, il concetto più nitido che ha raccolto in sé tutto il significato del 25 aprile, più forte di tutte le spiegazioni, le parole dei giornali, le chiacchiere ignoranti dei nostalgici fascisti, più forte dell’ingnoranza di certi sindaci che affiggono manifesti altrettanto ignoranti.

Le violiniste hanno proposto come tema finale una versione struggente di “Bella Ciao” e la gente, con estremo pudore, senza riuscire a trattenersi, a frenarne la voglia, ha iniziato a cantare, piano piano, come una litania, un coro che dal palco metteva i brividi e che poi è cresciuto, è cresciuto e  s’è trasfomato in un’ovazione collettiva alla memoria dei nostri partigiani. La serata è finita così, tra abbracci, saluti, arrivederci, torneremo a trovarvi, sarai il benvenuto: tutto mi ha ricordato esattamente la bellezza della Romagna che da anni purtroppo non frequentavo più.

Elena aveva gli occhi lucidi, come i miei. Sceso dal palco, strette di mano sincere, complimenti e ringraziamenti: “Calpestare l’Oblio” è stata ed è un’esperienza unica, fondamentale per la nostra vita collettiva, per la sopravvivenza della memoria, che così facilemente dei farabutti vogliono cancellare.

Io ed Elena siamo rientrati a casa alle 03:30 del mattino, entrambi avevamo la sveglia dopo appena quattro ore per andare al lavoro. Ma nulla, nulla ha potuto sostituire nei nostri cuori l’orgoglio, la convinzione, la stima e la gioia di incontrare i ragazzi del Gruppo dello Zuccherificio – organizzatori della sera – , i poeti con me sul palco e tutta, tutta la gente in sala, dai più anziani ai ventenni. Una bellissima risposta al menefreghismo che dicono – ci dicono – sia oramai diffuso.

Concludo col pensiero di quel signore dai capelli bianchi. La ricorderò per tutta la vita.

“Il partigiano è stato colui che si è caricato sulle spalle il peso di ricucire quella disunione degli italiani che da dopo l’unità d’Italia ha continuato fino a tutto il Ventennio fascista.”

Buon 25 aprile a tutti.

Annunci