Da queste altissime finestre si vede il bianco,

la coltre sopra quella linea retta

che in precedenza era traiettoria.

Sono venuti i giorni che non aspettavi,

i giorni della galera. Fuori. La luce tardi

sui cantieri, a piedi, sempre soli, ostinati

a dirci cose belle. Il bianco ci serra gli occhi,

vedremo bianco ancora per altri mesi,

purché qualcuno parlando si nasconda,

ci nasconda, il vento è dentro le fessure, la conta

dei moribondi non marca differenze alcune.

Crepano di schianti i rami, i nodi cedono nella

penombra che separa la notte dall’aurora.

Tutto ci pesa. Eccoci il ritorno,

in quel viluppo di aghi sotto le lenzuola.

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