Mimma, le pareti
sono vetro opaco,
alabastro con un filo d’illuminazione
e noi le ombre appese alle venature.
Mimma, le voci cambiano nell’umidità
delle cantine, lungo i corridoi,
sulla paglia delle sedie vuote;
fuorché il tatto, nessuna cosa
ci contorna e ci spiega,
la mano ci modella nella creta
la resistenza. Mimma, la vita certa
ha i salti rotondi della pioggia,
la balugine della miopia.

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