Non diró una parola su Bilbao nè sul Guggheneim. Irrilevanti entrambi. La città mi è rimasta impressa solo per l’assenza delle bandiere spagnole, pressochè onnipresenti in Cantabria, visto l’eccellente percorso della selección española. Il museo, beh, il museo può giusto interessare per la sua architettura. Nada mas. Al suo interno non ho trovato alcun’opera di arte contemporanea di interesse mondiale. Anzi non ho trovato proprio niente che potesse motivare l’appellativo di “museo” per quella struttura. I Paesi Baschi sfilano in mezzo alla pioggia e al vapore che sale dal mare. La città è sonnolenta, curiosa nella sua lingua locale, persino la metro ha una conformazione che non ho mai trovato, in nessuna parte del mondo. Tredici euro per il Guggheneim sono proprio un furto! Mi consolano i pinxos di un bar vicino la stazione degli autobus, ne hanno di tutti i tipi, mi colpiscono quelli con le elaborazioni della tortilla: tortilla ripiena di jamon y queso, con bonito, con espinacas, con atun i cebolla. Li devo rifare a casa!

Rientro il prima possibile a Santander, la voglio scoprire bene, e poi alle 18,15 ho un appuntamente per una visita guidata degli antichi moli della città. Mi aspetta Raquel, siamo solo io e lei, è molto acojedora – strano per i cantabri, li chiamano secos o sosos, secchi o sciapi, rustighi diremmo noi marchigiani. Raquel è laureata in archeologia, mi mostra i resti del molo del porto di Santander in epoca rinascimentale, mi spiega la storia della città, parliamo, ci ascoltiamo a vicenda, e alla fine di cose in comune ne scopriamo moltissime. Una di queste l’amore per un ristorante dove ho deciso di cenare: la Yerbabuena. Come le dico questo nome le si illuminano gli occhi e prorompe in un sorriso entusiasta. La invito a cenare con me, non può risponde lei, e le costa, ma deve fare lezione di yoga. Questa volta sono io a prorompere in un sorriso di stupore e insieme di entusiasmo: anche io faccio yoga! le dico, e lei mi confessa di essersene innamorata tempo fa e di aver voluto diventare subito un’istruttrice. Ci lasciamo un po’ di fretta. Passeggio per la città, bevo una birra, faccio due chiacchiere con l’oste del bar, il tempo sembra essersi rasserenato un poco. La Yerbabuena si trova nella Calle San Anton, ma non lasciatevi ingannare, la strada prosegue su per una scalinata ed è lì che si trova il ristorante. Prima però butto l’occhio sulla parallela: è una strada in salita, ma talmente in salita che hanno dovuto metterci tipo delle scale mobili, dei tappeti mobili come ce ne sono negli aeroporti – El Prat, Barajas o Fiumicino – e allora salgo anch’io e mi godo dall’alto la fantastica bahìa di Santander. Alla Yerbabuena l’atmosfera è assolutamente jazz, il menù super ricco di cose interessanti e le proprietarie molto accoglienti. Scelgo la celeberrima millefoglie di zucchine con porri e queso de cabra. Meravigliosa, assolutamente da provare. E poi un cheese cake niente male. Un chupito di orujo e a nanna. Domani mi aspetta Comillas e San Vicente de la Barquera.

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