Si rincorrevano per le strade di Comillas i tre primos del film di Sanchez Arevalo. Quando lo vidi, pensai tra me e me: voglio andare a Comillas!! Ed eccomi qui, dopo un viaggio nella brughiera cantabra, verde, verdissima, uggiosa, popolata di mucche e pecore allo stato brado. Attraversiamo Santillana, piccolo borgo in pietra, quella delle grotte di Altamira per intenderci, molti scendono qui. Io proseguo. Comillas non assomiglia a nulla di italiano, le sue strade persino le sue case, hanno una fattura particolare. Accanto a casette con infissi in legno, spiccano le ville dei nobili di un tempo e il simpatico “capriccio di Gaudi”. I colori, della Cantabria costiera restano i colori. E Comillas sembra uscita da un romanzo inglese. Aspettando il bus per San Vicente de la Barquera faccio amicizia con una coppia di pellegrini ed una giovane tedesca, tutti sul cammino di Santiago. Il mio inglese fa di solito pena, ma dopo tre giorni a parlare solo spagnolo, fa ancora più schifo. Taglio presto la conversazione e salgo sul bus. Ci impieghiamo pochissimo ad arrivare, scendiamo da una collina costeggiando delle paludi molto caratteristiche, fino a scoprire il mare ed imboccare un fantastico ponte sulla bassa marea, che collega il paese al resto del mondo. San Vicente è piccolissimo, trovo un ristorantino, mi abbuffo di fagioli rossi con morcilla, tiras de cerdo alla griglia e tinto a volontà. Bello satollo inizio la scalata alla parte alta, quella medievale. Restano ancora la rocca e la chiesa del XIII secolo. Entrambi, ovviamente, chiusi al pubblico. Ritrovo la coppia di pellegrini e il pomeriggio svolta. Sono americani, vengono dalla Florida, lui degli states lei venezuelana, sopra i quaranta. Parliamo tutti e tre in spagnolo – fortuna che anche lui è sciolto – e inizia una delle più belle chiacchierate che abbia mai avuto. Mi raccontano della società americana, dicono che negli USA hanno una “disfunzione sociale”, un individualismo straziante, parlano di valori fasulli, della assoluta mancanza di libertà. Sarei stato ore a parlare con loro, ma devo tornare a Santander. Ci salutiamo calorosamente. Eppure non ci siamo nemmeno presentati. Arrivo a Santander e sembra di stare a Cork. Piove e tira vento. Mi fiondo sotto la doccia, scrivo, mi faccio bello. Devo uscire per mangiare nelle taverne e festeggiare la mia ultima sera in città. Rabas, langostinos alla piastra, cecina e due bicchieri di verdujo belli freschi! La Meson Cantabria è piena di gente del posto, di tutte le età. Accanto a me una ottantenne si sta divorando tre pinxos succulenti e un birrozzo alle undici di sera!! Chiacchiero un poco con tutti e a mezzanotte me me torno in albergo. Domani si viaggia. Si va a Gijon.

Annunci