Quando diedi l’esame di Storia Contemporanea all’università, il corso monografico era focalizzato sulla Guerra Civil. Avevo studiato del coraggio e della lealtà alla democrazia degli asturiani. Da quel momento per me Asturias diventarono una terra da ammirare.

Da Santander a Gijon sono tre ore e mezza di bus, la prima parte del viaggio la sonnecchio, nonostante un risveglio piuttosto comodo la mattina. Però quando entriamo in Asturias, il verde cupo e nebbioso della Cantabria si converte in un verde accecante lambito da un mare ribelle. Ci siamo. Mare e montagne corrono parallele senza lasciarsi mai. Finalmente dopo giorni vedo il sole, il termometro del bus dice che fuori ci sono ventidue gradi. Bene. Piccola sosta ad Oviedo, sufficiente però per decidere di non tornarci, non c’è nulla che mi attragga. Gijon invece è stupenda! Non trovo altri aggettivi un pò meno banali. Ha storia, sapori, colori, ha il sidro, ha i mariscos, ha un casco antiguo, da far perdere la testa e un vento pulito da mare del nord. Lascio le valigie ed esco subito, sono accecato dal mare, dalla sabbia dorata. In giro c’è il mondo intero, e non si registrano stranieri. Bene. Salgo, scendo, m’infilo nelle stradine, entro nelle chiese e nelle sidrerie. Gijon non è grande, però che bella che è!! Voglio vivere qui. Magari nella stessa strada di Sepulveda. A cena mi spingo nel casco antiguo, alla sidreria El Playu: atmosfera da
Società Operaia o Acli vecchio stile, ma una cucina da provare. I commenti letti su internet hanno avuto ragione. Premetto che non mangio pesce, ma le navajas sono freschissime e il pulpo con gambas al ajillo gustosissimi…ma pesanti!!! Il sidro invece non mi ha entusiasmato. Accanto a me una coppietta di coetanei, lui di Gijon lei biondissima danese, parliamo come fossimo dello stesso paese. E’ bello viaggiare così. Dopo cena segue lunga passeggiata per digerire, scendo verso il lungomare e scopro con enorme sorpresa che c’è bassa marea e lì, dove fino a due ora prima s’infrangevanole onde del nord, ora ci sono coppie che camminano e gente che fa jogging. La sabbia è compatta e lucente alla luce dei lampioni, il casco antiguo sembra un presepe sul mare.

Anche io ho passato una notte…al ajillo! Questa mattina mi sono svegliato molto comodo e con un persistente sapore di aglio in bocca, devo bere acqua!!Decido di pranzare veloce con della frutta fresca e di prendere il primo bus per Cudillero. Tutti qui me ne parlano, dicono che sia un paesino pesquero assolutamente caratteristico, da vedere. Dista un’oretta da Gigjon, il cielo si fa nuvoloso anche se non ci sono minacce di pioggia. La temperatura è mite. Il bus attraversa tutta la zona verso Avilès, in mezzo a quelle splendide vallate verdi sorgono industrie di minerali e metalli, enormi e un poco obsolete, con ciminiere fumanti e cinghie trasportatrici. Asturias minera. A Cudillero vengo lasciato nella parte alta del paese. C’è un’aria da film di Sergio Leone, solo che quelli li giravano ad Almeria, nel sud della Spagna, che se permettete è tutta un’altra cosa! Gli edifici sono poco curati, per non dire peggio, la gente lenta. Scendo verso il mare e mano a mano si scopre il barrio pesquero. Una piccola meraviglia costruita in una gola: case di tutti i colori e ristorantini di pesce dai prezzi esorbitanti. Una Portofino della costa nord, per intenderci. C’è un faro affascinante e il mare batte sugli scogli, mentre i ragazzini del luogo si tuffano ed i gabbiani passano da un lampione ad una ringhiera, con pacifica familiarità. I barchetti dei pescatori rientrano, proprio mentre il titolare della pescheria squarta un bonito enorme. Nella piazzetta iniziano a friggere i churros. Domani è San Juan.

Annunci