Giallo, fuoco, piano. Il viaggio che mi porta via da Gijon attraversa la regione della Castilla y Leon. I verdi intensi, i laghi del Picos de Europa, i manantiales delle Asturie ora cedono il passo a una landa secca, prevalentemente a grano, pianeggiante fino alla noia, alla sensazione di soffocamento. Per certi versi mi ricorda mia Romagna, se non fosse per l’evidente arretratezza di queste zone. Ogni volta che il bus esce dall’autostrada per raggiungere qualche stazione di raccordo, attraversiamo paesini semideserti, roba da Sergio Leone. Tipo Agua Caliente. Il viaggio è lungo fino a Salamanca, arriverò a metà pomeriggio, accanto a me c’è un ragazzo che proseguirà fino a Siviglia. Da Oviedo a Siviglia in bus. Un pazzo.

A Salamanca ci sono 42 gradi, nessun taxi disponibile, ripongo tutta la mia fiducia nel gps del mio Nokia per raggiungere l’albergo. Un kilometro e mezzo mi separano dalla meta, decido di tentare a piedi. E rischio il collasso, nonostante l’accortezza di camminare nel lato della strada all’ombra. Almeno l’albergo è carino, trovo persino un marchingegno per fare la doccia con un minimo di idromassaggio, simpatico. Salamanca è fascista e cattolica. Cos¡ me l’hanno sempre raccontata. Io mi sono fermato perchè voglio vedere l’antica sede della sua prestigiosissima università. Un poco per il caldo e un poco per l’architettura, mi ricorda Perugia, fatte le debite proporzioni, una certa atmosfera umbra c’è, è innegabile. Sono le otto di sera e il sole ancora scotta, devo trovare un posto dove condividere la visione della partita dell’Italia. Il centro storico di Salamanca è a due passi dall’albergo, mi metto subito alla ricerca degli italiani – cosa che odio e che non faccio mai all’estero – tendo l’orecchio per carpire qualche suono familiare in mezzo a tutta la gente che affolla la plaza mayor. Nulla. Eppure avevo pensato che con tutti gli studenti Erasmus a Salamanca sarebbe stata come una rimpatriata, più o meno. Nulla. Tutti i tavoli della piazza davanti ai televisori sono occupati. Sto perdendo la pazienza, non voglio ritornare in albergo per vedermi l’Italia contro l’Inghilterra. Addocchio un tipo, solo ad un bel tavolo in posizione assai vantaggiosa. Con faccia di culo, mi avvicino e gli chiedo se possiamo condividere lo stesso tavolo. “Sure, you’re welcome!”, mi fa lui sorridento. Un inglese. Che bello! Per un attimo la mente va a quella bellissima scena di Fantozzi, vittima dei tifosi inglesi. Ma Steven è davvero affabile, non parla un cavolo di spagnolo, il mio inglese fa schifo, ci sono tutte le premesse per una grande partita. E così è, e beviamo birra a garganella. Lui parla, io a volte risponde, a volte sorrido e basta, la partita è assolutamente avvincente. Siamo quasi ai supplementari, quando ad un certo punto da dietro, proprio mentre Balotelli ha s’è mangiato l’ennesimo goal davanti al portiere, sento “Cojone!!. E non “coglione”. Proprio “Cojone!”. Lingua di casa. Mi giro. Dietro stanno due ragazzine delle superiori, una mulatta ed un’altra più piccolina con gli occhiali. Faccio “puoi ripetere?!” e la mulatta “Balotelli non se sopporta, è un cojone!. E io: “Ma de ndo sei?“. E la mulatta: “De Porto Recanati!” e quell’altra: “Io de RRReganati“. Alleluja!! Non sto nella pelle. “Io de Osimo Staziò!!!!” prorompo impettito. La partita la vinciamo noi, un po’ per i rigori, un po’ per l’accaduto con le due ragazze – che per inciso, stanno qui due settimane per un corso di spagnolo – sono veramente esausto. Mi alzo, saluto tutti, Steven è sportivissimo e mi dà la mano molto cordialmente, saluto le ragazze, mi prendo un gelato e vado a nanna.

Salamanca di prima mattina è molto affascinante, che poi prima mattina, si fa per dire, a un quarto alle nove non c’è un cane in giro, i bar stanno aprendo in questo momento e fa un freschino niente male, al limite della congestione. Dopo l’accaduto di ieri sera ho deciso di indossare la mia maglia “I love La Staziò”. Aspetto che si facciano le dieci, bighellono per il centro, mangio qualcosa e finalmente posso entrare nell’edificio dell’antica università. L’atmosfera ieratica e solenne incute una certa soggezione, si percepisce il sedimentarsi di secoli di gloria, così come è evidente il forte legame con la Chiesa cattolica. D’altronde era nella Plaza Mayor – stupenda – che la Santa Inquisizione compiva i suoi crimini nefandi. Le aule sono estremamente austere, così come soprendente è la biblioteca, visibile solo da dietro un vetro, e che contiene codici e incunaboli risalenti al secolo XI. Lì dentro è contenuto tutto lo scibile prodotto dalla cultura europea dal Medioevo in poi.

A Salamanca tutti sono molto composti – gli spagnoli intendo, per il resto ci sono studenti da tutto il mondo, compresi degli sguaiatissimi americani – e parlano in un modo estremamente veloce e corretto. Per la prima volta mi blocco, ho l’impressione di farfugliare quando domando qualcosa, mi sento sotto esame. Visito chiese e chiese e chiese, ogni angolo una chiesa, manco fossimo a Roma. La nuova cattedrale però merita, appena vi si entra si viene investiti da tutta la sua solennità. Oramai è ora di pranzo, compro qualcosa e poi in albergo, fa troppo caldo e la cucina di qui spacca il fegato. Come si fa a mangiare grigliate con 42 gradi? Frutta e verdura ed una lunga siesta. Domani si parte presto. Si va a Caceres e a Trujillo, penultima tappa prima del gran finale!

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